10 ottobre 2007

1,2,3,4,5,6....

..........contar non nuoce!

9 ottobre 2007

non sempre rispond*

...poi forse il tempo,perdono d'urgenza.

sono settimane.
(quante realmente?a parte la sensazione romantica nel pronunciarlo.)
dicevo,sono settimane. A parte..
sì, tralasciamo i dettagli.
sono domande per nulla nuove, un ritratto immaginario.
Continui rimandi che avrei giudicato in passato ( quanto passato? ieri, l'altro ieri?)
Continui rimandi che avrei giudicato in passato..quantomeno superflui.

controvoglia mi affeziono.alla tua assenza,più che altro.
al posto vuoto, che non lo è mai, giù in quel bar.
avranno preso a prestito i nostri discorsi, quasi il caso giocasse a designari luoghi e simmetrie per le medesime scelte.


poi forse il tempo,perdono d'urgenza.senza punti di sospensione questa volta, nè prima nè dopo.

29 settembre 2007

per te, per me!


Paolo Sofri in questo articolo parla di "culto della gastonomia", ma potrebbe parlare di biciclette,di peluches,di fotocopiatrici...e il discorso di fondo sarebbe magnificamente uguale!


Ho da qualche tempo in testa una battuta, che mi piace molto, e non mi ricordo di chi è. Tanto che ho cominciato a raccontarmi di averla inventata io, ma so che non è vero. La battuta è questa: gli chefs sono gli stilisti di oggi. Mi piace perché sintetizza essenzialmente, con un riferimento diretto a un giudizio assai condiviso sulla sopravvalutazione mediatica e salottiera della “moda”, un desiderio per la restituzione a dovuta misura delle cose che riguardano il cibo e la cucina e della loro enfatizzazione salottiera e mediatica. Mi spiego.
Da molte cose belle e interessanti - la musica, la letteratura, la cioccolata, le cravatte, la storia medievale, internet - sono spesso tenuti alla larga i curiosi e i potenziali appassionati da un atteggiamento che si diffonde credo in tutti i campi di possibile passione: siano Star Trek o Percy Shelley. Parlo della creazione di comunità elitarie, ostili, presuntuose, che mettono a sentinella della loro pretesa priorità gerghi e cerimonie sproporzionati, infantili e spesso ridicoli. Credere che poiché si è particolarmente esperti o appassionati di qualcosa se ne sia in qualche modo possessori e se ne debba essere gelosi, è comprensibile e umano, ma come molte cose umane, un po’ ridicolo. Le cose sono di tutti, che si tratti della propria città, di Bob Dylan o dei canederli. E sprezzare il ridicolo nascondendolo dietro apparecchi di sproporzionata solennità, peggiora le cose. Prendo come esempio evidente un campo che conosco, e su cui non escludo io stesso di tentennare a volte verso modi di questo genere, fuggendone con vergogna quando me ne accorgo: la musica. Chiunque abbia mai sfogliato un qualsiasi giornale che si occupa di musica, o anche solo la sezione relativa dei giornali generalisti, sa a quali vette di letteratura enfatica sappiano arrivare i critici musicali. E tutti conoscono il fanatico senso di possesso nei confronti dei musicisti che ammala i fans anche più piantati per terra e che li porta per esempio a pensare di avere maggiori diritti su John Lennon, Kurt Cobain o Giorgio Gaber di quanti ne avessero le rispettive amate spose. Grazie al cielo, tutto questo fu almeno messo definitivamente in ridicolo dalla fulminante frase di Enzo Jannacci: trattasi di canzonette. Una delle battute più conclusive e significative della storia: perché non sostiene che quel di cui si parla non abbia nessuna importanza – le canzonette sono importantissime – ma gli attribuisce la dovutissima misura e normalità.

Ecco, oggi qualcuno dovrebbe alzare con permesso il dito verso i cerimoniali gastronomici, verso le sentinelle della correttezza culinaria, verso i gerghi della ristorazione e gli atteggiamenti da iniziati, e indicare con rispetto e partecipazione che trattasi di pastasciutta. Una cosa ottima, ma pastasciutta. Inciso: credo che l’antiproibizionismo sulle droghe farebbe grossi passi avanti se cominciasse a normalizzare non solo lo scandalo dei proibizionisti ignoranti, ma anche la solennità ammiccante e iniziatica annessa da molti al consumo di una cannetta. Se io sono ignorante di droghe, è perché mi sarei sentito ridicolo a partecipare di tutta quella fenomenologia del rollare e bruciacchiare guardandosi intorno e darsi di gomito come se si stesse compiendo una rivoluzione morale.
Torniamo al mangiare, e al paragone modaiolo. Non c’è dubbio che l’attenzione che è gonfiata in questi anni nei confronti della gastronomia e della sua sostenuta élite, somiglia tantissimo a quella che la moda e i vestiti si sono guadagnati stabilmente una ventina d’anni fa. Alla moda va riconosciuto tra l’altro il merito di aver saputo mescolare alto e basso, di aver raccolto in giro un po’ di tutto, mentre i guardiani della cucina corretta fanno ancora molto gli stinfi con la coca-cola e gli hamburger. Ma forse è solo questione di tempo: i modaioli sanno di avere conquistato il mondo, i gastrofanatici si sentono ancora molto carbonari. Comunque, quello che mi pare più interessante di questo paragone è la differenza vera. La legittimazione morale a sinistra. Spero di essere brevemente chiaro con l’esempio di Massimo D’Alema, mi perdoni se lo tiro in ballo ancora in cose così lievi. Sui giornali D’Alema è stato – inopportunamente – assai citato a proposito di due sue passioni. La prima, la buona cucina, il cuoco Vissani, la passione gastronomica: ah, che uomo raffinato, di grandi gusti, che completano la sua statura politica, e via in televisione a discuterne allegri, e il sostegno della sinistra da osteria (detto in senso buono). La seconda, le scarpe, ovvero i vestiti, la moda: e vi pare che qualcuno abbia detto “che uomo elegante”? Qualcuno a sinistra è stato fiero del suo gusto, della sua attenzione alle cose raffinate e gustose della vita? Macché: scandalo e disapprovazione (e non si dica che è questione di soldi, che i ristoranti che la sinistra intellettual-vinaiola frequenta costano come le Church e durano molto molto meno).

Insomma, con il culto della gastronomia e un lavoro certosino per la sua legittimazione culturale e sociale che ha rimosso ogni possibile obiezione sui suoi prezzi e sul fatto che poi se la possano permettere in pochi, la sinistra ha trovato la sua moda. Ha eletto gli chefs (smettendo di chiamarli cuochi) alle copertine e alle feste come la destra del disimpegno aveva fatto con gli stilisti (smettendo di chiamarli sarti). E allora a sinistra si storcevano un sacco di nasi. Poi i valori si sono estesi, e in generale voler mangiar bene è corretto, voler vestirsi bene no (a meno di non farlo con un gusto ruspante, da osteria in senso buono, à la Bertinotti, che comunque ne viene anche molto deriso: vedi le battute sulla sinistra di cachemire).
In questi giorni, dopo Firenze, è stata molto riportata un’esortazione di Sergio Cofferati a comprare libri anziché cravatte, merce del diavolo evidentemente, come le scarpe di D’Alema. Concita De Gregorio su Repubblica ha raccontato di un postumo notturno in cui il seguito di Cofferati ha ripreso l’invito: “tutti si sfilano la cravatta, uno dopo l’altro: una specie di rito, come se fosse una sfida”. A parte il ritorno del rito in qualsiasi fesseria si faccia, ma dove è avvenuto tutto questo? In pizzeria, dopo una bella cena.

5 settembre 2007

crescere oggi.



mi fai paura.

e il mondo guarda ed io non so guardare il mondo e prenderlo.
se sono triste,non lo so,vivo.

scandalo al sole


non c'è la cura.

e il cielo è blu,lo dici tu.nessuno è blu.

cristo gesù mi salvi tu.(?)

16 giugno 2007

debole jack

Citarsi addosso e nient’altro.
Lei non lo sa, ma la scala di do che usa in questa che chiama genialità musicale, puzza terribilmente di naftalina.
Sì, parlerai di rivisitazione, di post moderno, di reinterpretazione.
Ma saprai meglio di me d’aver torto.
Non c’è niente di peggio che mentire sapendo di farlo.
No, non vado in giro a bastonare chi commette errori.
Però ti ho visto camminare sull’altare compiacendoti appena della tua trasgressione.
Avrei preferito coglierti sul viso quella trasfigurazione lieve che è il frutto di una follia momentanea.
Sì, voglio la tua follia momentanea.
Riaccantona la benedetta scala di do e tira pugni e schiaffi.
Violenta appena,anche se è banale.
Ma ti prego,fatti crescere sul volto l’espressione della follia.

Ti ho vista rivoltare con le mani zolle di terra di qualche decimetro.
Ti ho vista sporcare il grembiule bianco e poi il volto togliendoti il sudore dalla fronte.
Ti ho vista troppo a lungo ed ho voltato lo sguardo.
Ho perso i tuoi occhi, coperti dall’abbaglio di sole che si scontra con il vetro delle tue lenti.
E mi hai consegnato cosciente l’assenza del tuo volto senza sguardo.

La tua profondità sta nella tua normalità.
Finisce sempre così.

Ho ancora della farina sulle mani io,tu la terra.

Finisce sempre così.

Ti tocco e ti impolvero.
Il segno sotto lo zigomo,
tra il labbro ed il mento.
Quindi hai segni disparati: terra e farina.
Tu che sporchi il bicchiere solo se metti il rossetto,diventi un’altra lei.
Non stringi mai,nemmeno quando eccedi con gli alcolici.
Che sai sempre dove e come mettere i piedi.
Io non so essere equilibrista.
Perdo troppo spesso l’equilibrio,
corro solo per fuggire o per inseguire,
mai per mano.

Non so aspettare, il solito domani che tu sai offrire.
Voglio “qui ed ora”.

Gli ultimi minuti del condannato a morte.
Lo slancio.
La prepotenza,la forza che di certo non ti manca.
La macchia.
I gomiti sul tavolo e la maleducazione che disegnano.
Voglio che tu senta quando nasce qui ed ora.

E poi,non perdiamo tempo.
Anche jack si sarà imbattuto in una donna così, che ha rinunciato a squarciare,non pensi?

1 maggio 2007

lei direbbe I am

che cosa sei tu?
io sono kate,piacere.
giusta affermazione,vero,ma sei proprio sicura di esserlo e fino infondo?
che cosa vuoi dire?

è presto detto.(l'inversione è evidenziata:prima io domando e tu rispondi,poi il contrario) tu sei proprio sicura di essere kate?la gente spesso si dimentica che tra voler essere e diventare c'è differenza.

(conoscevo una ragazza molto affascinante tempo fa,voleva essere Gainsbourg.Non ci riuscì mai,ma nessuno glielo disse.Lo sapevano tutti che non sarebbe riuscita ad impersonare il lato trash del signore in questione con la stessa disinvoltura).

tu diventi kate tutte le mattine?e per diventare intendo dire,chessò..ridere vedento il tuo volto riflesso nello specchio con il trucco sbavato,uno sconosciuto dalla tua parte del letto a due piazze.il latte scaduto nel frigo.ma anche la menta spuntata nel vaso,che t'eri dimenticata d'aver piantato.
tu sei la dimenticanza,il disgusto,la sensazione del-non berrò più così tanto-.

il passo successivo è:latte detergente,biglietto "scusami non ti ho svegliato,TI CHIAMO IO",un pò d'acqua alla piantina.varchi la soglia di casa con i primi vestiti che trovi,(e allora le ipotesi sono due:o tieni sottomano abbigliamento accuratamente coordinato,oppure la storiella delindossotuttoallarinfusasenzasceglieredallarmadio proprio non regge più).
ecco,questi meccanismi fanno fare un balzo indietro.
ma la bellezza della questione sta in questo granellino,tu vuoi dinentare quella ripulita dal cotone .

essere in senso stretto,io SONO. è questione delicata.
io sono tutti i giorni e fino a nuovo ordine -non di convenienza- kate.
l'hai mai pensato davvero?
e questo non vuol dire che non sarai mai nulla di diverso da quello che sei ora.no,non dico questo,dico che lo dovrai divenatare.raccogliere tutti i punti nella apposite caselline e diventarlo.
e fai attenzione a non barare,chi non è diventato,mia cara,lo si becca subito!


13 aprile 2007

5 aprile 2007

requiem.

l'ultimo disco dei verdena di chiama requiem.
il prossimo libro di isabel,in uscita a maggio,si chiamerà requiem.

30 marzo 2007

dal diario magnetico di un vecchio porco

mercoledì 18 aprile 2001
H: 18.27



Forse oggi la vita non mi ha sorriso, ma tutto sa di quello strano dolciume che ha il miele in estate, quel troppo dolce che da la nausea. È troppo tempo che le mie parole restano dentro di me, la mia capacità di sintesi, eccessiva, lascia come sottintese, sotterrate tutte quelle strane sfumature dei sentimenti. Come chi scrive la musica deve comporre ogni nota, io non posso scrivere solo il fulcro del pensiero. Anche a costo di perdere il filo logico. Il problema è che spesso ci sono tantissime cose da dire e il maledettissimo tempo non lascia che lo spazio per descrivere sommariamente il vissuto. Spesso lasciamo decadere tutte le nostre buone intenzioni in classici discorsi già fatti. Analizziamo, spezzettiamo la vita come si fa con i testi. Ecco, questa è una di quelle cose che odio: che ti frega di sapere se un testo ha inizio, conclusione , trama e cazzate varie? Cazzo, leggi quello che c’è scritto!! Chi ha perso magari minuti preziosissimi a scrivere le sue strafottute emozioni vuole che chi le legge sappia le minchiate che gli passavano nella testa in quel momento. Non che tu passi il tuo tempo a spezzettare, sminuzzare … lasciamo stare .. mi sto incazzando per delle stronzate. Come dice un vecchio proverbio piemontese: è inutile lavare la testa all’asino.. anche se ha la laurea e viene pagato per correggere compiti in classe copiati dal secchione di turno..
Veniamo a noi, alla nostra cazzosissima vita. Dicevi che sbattersi non ha significato, che togliere uno stronzo da un mare di merda non serve . Bhe, hai fottutamente ragione, ma non voglio continuare un discorso che fa letteralmente cagare … dei perché senza ragione. ##### si fa la sua vita. Sarà come tutte le altre vite…
Smettiamola di pensare che gli altri abbiano una vita migliore o peggiore.. smettiamola di invidiare, di dire “ma cazzo, che ho fatto di male?” la vita di tutti è fatta di merda. Chi più , chi meno, ma sempre merda resta. Le persone che ci sembrano irraggiungibili sono tale quale a noi comuni mortali. Perché illudersi che esista, su questa terra, una persona con la vita perfettamente bella? Utopia!! Possiamo essere felici un giorno , un minuto, un secondo, mai.. ma prima o poi pestiamo la merda che abbiamo evitato in tanto cammino ( penso che la nostra vita sia un cammino e che spesso i dispiaceri siano come pestare una merda.. sono fatto così… ) e, che cazzo, le merde che evitiamo , si accumulano!! E, prima o poi, ci imbattiamo nella nostra montagna…..
##### mi ha telefonato.. le avevo mandato un messaggi dicendo che stavo male e lei con le 500 mila ricevute per pasqua mi ha chiamato. Aveva, e ha, un problema chiamato 3 di latino. Mi ha detto che probabilmente avrà il debito.. le ho chiesto cosa cazzo aveva fatto il pomeriggio prima del compito e mi ha risposto che ha chattato tutto il pomeriggio.. me lo ha detto ridendo.. e mi sono chiesto: “ma che cazzo hai da ridere?” poi ho concluso che lo stupido sono io. L’unico idiota che prova piacere nel fare il suo cazzosissimo dovere.(togliere lo stronzo ecc. vedi sopra..). mi sono chiesto veramente cosa vuole Lui da me.. se devo spalar via merda o cosa..
Non ho trovato risposta.. come dice Lui “ non si accende una lampada per metterla sotto un secchio, così Io non ti ho dato la vita per passare il pomeriggio a farti le pippe.” Oggi quasi tutti hanno copiato da me le risposte di “promessi sposi” e mi son detto: “ mii quanto sei utile al mondo” poi però mi son chiesto: “ ma cose gliene frega a tutti se al posto di copiarle da me le copiano da Vera?” poi mi son chiesto: “ ma perché cazzo mi faccio tutte stè domande?”..
Non sono ironico, me lo sono chiesto davvero e mi son detto che visto che non avevo un cazzo da fare, e visto che tutti si fanno beatamente i cazzi loro (e io continuo a fare i compiti per tutti ), posso benissimo passare una mattinata a pensare a chi mi sta attorno e mi sfrutta.( sfruttatori di ##### a morte). Lascia che ##### ti dica “ti amo “ e poi si prenda la sifilide con la troia di Londra ( la regina Elisabetta). Lascia che #### pensi al sesso come l’espressione più sincera dell’amore, lascia ##### a tormentarsi il nasino e a pensare a silvia, lascia che silvia si prenda III di latino, lascia #### ai suoi problemi con il suo ####. Lascia il libro di storia chiuso e la ricodazza ai suoi problemi con destroy.. lascia la piccola #### sul balcone con la luna e la sigaretta, e diventa ciò che vuoi essere. “io sono la ragazza ribelle, io sono il ragazzo perfetto” belle maschere!! Noi non siamo assolutamente questo! Almeno non lo siamo completamente! Non siamo bianchi o neri, siamo tutti grigetto e questo lo sai. Non siamo una cosa statica, (è per questo che abbiamo continuamente bisogno di punti di riferimento..) ma una spiaggia battuta dal mare. Lascia che il sole tramonti, lascia che la luna muoia e che venga l’alba. Lascia che la tua vita viva e fottitene di tutti, perché l’altruismo nasconde l’egoismo, l’odio la malvagità. Se nella luce c’è sempre un puntino di buio, anche nel buio c’è un puntino di luce e dobbiamo trovarlo. (ma questo buio ha uno strano odore.. non è che per caso ci troviamo immersi..) va Bhe, che tristezza di ragazzo che sono..

Ora basta.. ma che vogliono tutti da me? Sono solo un Linus normale.. sono un Linus malato e innamorato.. sono un secchione andato amale.. sono tutto e niente.. ma sono come tutti voi.. quindi se vi facci schifo i motivi sono”: ok, ammetto di non lavarmi, ma voi, vi siete mai visti allo specchio? Avete mai annusato forte le vostre ascelle? Potreste trovarci degli odori nuovi.. Bhe, se io faccio scifo a voi , voi fate schifo a me.. tanto il mio mare è come il vostro…… non certo di panna montata alla fragola…

Distinti saluti ..

Un peccatore.

19 marzo 2007

piano strutturale.

allora,sono convinta che il lunedì sidecida l'umore e lo spirito di tutta la settimana.
quindi:
mi sveglierò presto e assonnata,
non parlerò con i miei e avrò quella dose non troppo e non troppo poco di scazzo.

dimenticavo,ho bisogno di dormire in un letto che non è mio.

13 marzo 2007

librarsi,il discount della letteratura.

anteprima:
italo calvino e il suo Marcovaldo.

8 marzo 2007

pubblicità occulta


CANTI DI SIMURGH
16,17,18 marzo 2007.
presso cavallerizza reale (manica corta)
via verdi 8.
ufficio prenotazioni rettilario 011.8132643.

LA SPOSA FANCESE
28,29,30 marzo 2007.
presso teatro agnelli.
via paolo sarpi 111.
Informazioni 011.643038

27 febbraio 2007

giochi,vinci.giochi,perdi.giochi.

Esiste una città circondata dal mare in cui, al posto di vie e strade , si snodano canali e vicoli limacciosi che solo i topi riescono ad attraversare.

Questa è la città dei labirinti. Puoi spostarti tra gli stessi due punti ogni giorno della tua vita e non fare mai la medesima strada. Se ti capita è certamente un errore.

Dovunque ti dirigi, la meta è sempre di fronte a te, ma non ti sarà mai possibile proseguire diritto.

Qui, nella città caleidoscopica, dovrai risvegliare la tua fede.

Con la fede tutto diventa possibile.

Corre voce che gli abitanti di questa città camminino sull’acqua. E, fatto ancor più bizzarro, che abbiano i piedi palmati. Non proprio tutti gli abitanti, solo i barcaioli che si tramandano il mestiere di generazione in generazione.

La leggenda dice così.

Quando la moglie di un barcaiolo scopre di essere incinta, aspetta che la luna sia piena e la notte si sia svuotata degli sfaccendati. Poi prende la barca del marito e rema fino ad un’ isola terribile dove vengono seppelliti i morti.

Lascia del rosmarino a prua perché gli spiriti non la seguano sulla barca al ritorno, poi corre alla tomba del familiare morto per ultimo in ordine di tempo. Ha portato le offerte: una fiaschetta di vino, una ciocca dei capelli del marito e una moneta d’argento. Deve lasciare i doni sulla tomba del morto e pregare che il nascituro abbia il cuore puro se sarà femmina e i piedi da barcaiolo se sarà maschio. Non c’è tempo da perdere. Deve essere a casa prima dell’alba e la barca deve rimanere cosparsa di sale per un giorno e una notte. In questo modo i barcaioli custodiscono i loro segreti e tramandano la loro arte ai figli.

Per nulla al mondo i barcaioli si toglierebbero gli stivali, nemmeno a corromperli. Ho visto turisti lanciare monete d’argento ai pesci, ma non ho mai visto un barcaiolo togliersi gli stivali.

Un tempo in questa città viveva un uomo debole e sciocco. Un giorno mentre traghettava un turista da una chiesa all’altra, si mise a chiacchierare con il cliente e questi sollevò la questione dei piedi palmati. Contemporaneamente estrasse dalla tasca una borsa piena di monete d’argento e con un gesto lento l’appoggiò sul fondo della barca. L’uomo pensò che non ci sarebbe stato alcun male a togliere uno stivale e a lasciare che il turista desse un’occhiata.

Il mattino dopo due preti videro l’imbarcazione: il turista farneticava e si tirava le dita dei piedi. Il barcaiolo era scomparso. Portarono il turista al manicomio e per quel che ne so è ancora lì.

E il barcaiolo?

Era mio padre.

17 febbraio 2007

valore.

Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.

Considero valore il regno minerale, l'assemblea delle stelle.

Considero valore il vino finche' dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si e' risparmiato, due vecchi che si amano.

Considero valore quello che domani non varra' piu' niente e quello che oggi vale ancora poco.

Considero valore tutte le ferite.

Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordare di che .

Considero valore sapere in una stanza dov'e' il nord, qual'e' il nome del vento che sta asciugando il bucato.

Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.

Considero valore l'uso del verbo amare e l'ipotesi che esista un creatore.

Molti di questi valori non ho conosciuto.

(e.dl)

14 febbraio 2007

citarsi addosso

Graffia.

Perché te lo chiedo in silenzio.

Hai mani sporche:Infetta.

Perché da troppo tempo qualcosa non si addentra.

Tra immaginario e desiderio.

Rimani sospesa, tra le parole che ti rimangono sul labbro.

E i movimenti che non invadono la vicinanza.

Odio il pianoforte, ma continuo ad ascoltarlo ogni notte.

A perdere nell’acqua quella sensazione che ti ricordava così bella.

Nelle macchie scure,così come nelle ombre.

Negli odori.

Nelle parole scomposte. Ridicole.

L’ironia che ti rende più bella ancora quando ti butti sulla faccia quelle espressioni così brutte.


18 gennaio 2007

Dei due ciuffi corti di baffi posati sul labbro si intravedevano soltanto le guance paffute dietro.
Illusione ottica:riusciva a nascondere una corpulenta massa muscolare come abile illusionista.
Usava passere su un oggetto u su un’altro le mani cicciotte senza lasciare impronte.
Spesso lo si sorprendeva ad accarezzare le superfici di marmo della casa, l’acciaio dei ripiani,il vetro delle porte senza che lui avesse coscienza del gesto.
Diceva che suo vizio e sua virtù stava nell’alchimia che separa abilmente gesto e suono.
Sorrideva,sorrideva sempre. Lo si poteva apostrofare banalmente con quella parola “buono”, che spesso rimane imprigionata in gola per scarsa veridicità.
Non ne ricordo il nome,ma molti possono dire di averlo visto vagare a lungo e senza meta, nel girone degli invidiosi.
Bontà sua,non era in grado di stringere le mani,nemmeno a concepire lo slancio che muove una carezza al viso di quella donna che desiderava.
Che guardava dormire.
E nel guardarla adorava sentire la litania che suona la Sua cassa toracica nel ritmato espirare-inspirare.
Come già dicevo c’è chi se lo ricorda ad errare nel girone degli invidiosi.
Invidiava l’audacia.
La tenacia.
Il fascino che può sprigionare uno sguardo abilmente allenato.
Lui, brama e tormento, non conosceva né specchio né silenziosi esercizi da consumare in camera,addestramento per arditi.
Bontà sua,morì divorato dal sentimento pungente che consumò prima la sua prorompenza corporale poi fece cadere uno ad uno i baffi ancora morbidi per l’età acerba palesando le sue guance ora divenute scarne.

Uccise chi ghermiva la sua amata.
Accostato dunque al doppio vizio scelse quello dominante della codardia.
S’uccise per paura,non per amore.

la paura come vizio capitale.

saga in sette tempi.

superbia
accidia
lussuria
ira
gola
invidia
avarizia