11 gennaio 2007
10 gennaio 2007
etichette
se vuoi che vada via
potrai cambiare nome
se vuoi mandarmi via
potrai scriverti in faccia
stasera non ho voglia di nessuno
ma niente mai di me
ti giuro
confonderai.
3 gennaio 2007
che schifo
Per eccessivo zelo,forse per casualità mi vuoi ricordare che tutti i gatti sono grigi.
Interiorizzo in quel modo bizzarro e scelgo dal mazzo la carta meno peggio.
La guardo. Me la rigiro tra le mani come se fosse una risposta.
Ma la verità, mio caro Sam è che non tutti i gatti sono grigi, e che questo sette di quadri non è un’ alternativa. La butto via.
Gioco a fare il circo.
Odore di segatura lievemente pulita.
Chiuso. C’è puzzo tremendo di chiuso.
Di popcorn caduti per terra e pestati. Di capricci infantili.
Cuccioli di tigre narcotizzati che diligentemente accompagnati diventano co -protagonisti di una fantastica foto da appendere in salotto.
Ho male.
Ma a quanto pare non trovo né medicina né causa.
Un epidemia. Fumo grigio inspirato distrattamente e conseguenze.
16.25 orario insolito per far squillare il telefono.
Ma la verità è che quando le briglie vengono strappate dalle mani tutti diventano colpevoli.
Punta di compasso e semicerchio tracciato:anfiteatro bidimensionale e plotone d’esecuzione.
Gettatemi pure in pasto al leone più affamato.
Il solito tendone, il solito rivolo di acqua sporca.
I soliti commenti che non vengono compresi.
Andava meglio quando Leon ripeteva a tutti noi
Che sarebbe stato meglio lasciar trainare i carri dagli uomini
Non più dalle bestie.
Proprio nell’istante in cui il sipario è ancora chiuso.
Chi l’ha detto che lo show deve andare avanti?
Sono finiti certi romanticismi,
certe coerenze tipicamente retrò.
Basterebbe stringere una ad una le mani di quegli impostori e
“Ci scusiamo per l’imperdonabile imprevisto!” e biglietto rimborsato.
La psichedelia non è più cosa mia
Mi siedo sul seggiolino in punta alla fila A corridio centrale..
È tardi per iniziare, troppo presto per finire.
Fumo.
Mi piace respirare questo posto quando non ci sono clienti né esercizi di preparazione.
Piaceva anche a Luise.
Che se ne andò dicendo piove ogni tanto anche dentro di me.
No,non è caduta dal trapezio come molti vogliono far credere
Il melodramma ha sempre fatto audience, e le mani si stringono più compassionevoli quando il motivo di piangere è così tradizionale. Così plateale. Poco originale.
No.
Luise se ne è andata perché era ora di andarsene.
Perché spendeva troppo tempo nel far andar via dai vestiti quel puzzo di chiuso che ti guasta i polmoni come un cancro. Peggio.
La verità è che non sparo più come una volta.
La mia barba si dirada e mangio sempre meno proteine.
Sputo sempre,ma non sono scontroso né maleducato.
Non sono cattivo,ma non sono buono.
E tra il bianco e nero dico grigio.
Proprio come tutti i cazzo di gatti.
16 dicembre 2006
10 dicembre 2006
autoritratto
E guardo il mondo da un oblò, mi annoio un po'
passo le notti a camminare dentro a un metrò
sembro uscito da un romanzo giallo,
ma cambierò, si cambierò
gettano arance da un balcone, così non va
tiro due calci ad un pallone, e poi chissà
non sono ancora diventato matto,
qualcosa farò, ma adesso no
Luna.
Luna non mostri solamente la tua parte migliore
stai benissimo da sola, sai cos'e' l'amore
e credi solo nelle stelle,
mangi troppe caramelle,
Luna.
Luna ti ho visto dappertutto anche in fondo al mare
ma io lo so che dopo un po' ti stanchi di girare
restiamo insieme questa notte,
mi hai detto no per troppe volte
Luna.
E guardo il mondo da un oblò, mi annoio un po'
se sono triste mi travesto come Pierrot
poi salgo sopra i tetti e grido al vento
guarda che anch'io ho fatto a pugni con Dio.
Ho mille libri sotto al letto, non leggo più
ho mille sogni in un cassetto, non lo apro più
parlo da solo e mi confondo e penso
che in fondo si, sto bene così,
Luna.
Luna tu parli solamente a chi e' innamorato
chissà quante canzoni ti hanno già dedicato
ma io non sono come gli altri
per te ho progetti più importanti, Luna.
Luna non essere arrabbiata, dai non fare la scema
il mondo e' piccolo se e' visto da un'altalena
sei troppo bella per sbagliare,
solo tu mi puoi capire, Luna.
E guardo il mondo da un oblò, mi annoio un po'
a mezzanotte puoi trovarmi vicino a un juke-box
poi sopra i muri scrivo in latino
evviva le donne, evviva il buon vino.
Son pieno di contraddizioni, che male c'e'
adoro le complicazioni, fanno per me
non metterò la testa a posto mai
e a maggio vedrai che mi sposerai,
Luna.
Luna non dirmi che a quest'ora tu già devi scappare
in fondo e' presto l'alba ancora si deve svegliare
bussiamo insieme ad ogni porta
se sembra sciocco cosa importa, Luna.
Luna che cosa vuoi che dica non so recitare
ti posso offrire solo un fiore poi portarti a ballare
vedrai saremo un po' felici,
e forse molto più che amici, Luna.
4 dicembre 2006
la grande guerra
I caporali c’incitano, dicono che il vento soffia in nostro favore, ma io sento queste montagne avverse. L’ Austria così vicina, così poco nitida la sua posizione.
Le notizie che ci arrivano sono frammentarie, e gli occhi dei messaggeri spesso si tradiscono.
Non posso dire di aver paura, ormai ci siamo abituati all’instabilità del futuro, la possibilità di tornare a casa. Ci sono giornate così lunghe in cui ogni fruscio in mezzo ai cespugli diventa una minaccia; il tempo che passa tra l’individuare una casacca nemica o una lepre di montagna ti lascia sospeso tra salvezza e minaccia. Impietrito saluti l’animale o impugni il fucile: sempre carico.
E voi come state?
Da qualche tempo non ricevo vostre notizie, dimentico i vostri volti e vostri profumi. Penso a Virginia, figlia mia che non ho mai tenuto tra le mani che adesso avrà imparato a parlare, ma che non sa quale viso abbia il suo papà.
Io vedo il mio viso sul volto dei miei compagni, la barba lunga e le guance scavate sotto, sembriamo cadaveri. Un poco lo siamo, perché lasceremo su queste montagne la parola speranza.. anche se vinceremo. Una guerra che non capiamo, una guerra che cambia direzione.
Nessuno ci spiega mai niente. Dicono di continuare tenaci, che presto saremo tutti a casa dalle nostre moglie, ma fatico a crederci.
Mi capita di ricacciare il pensiero indietro ogni volta che guardo il fucile e vorrei spararmi ad un piede, spezzarmi un braccio per tornare da voi. Qui servono solo due cose: un dito buono per pigiare il grilletto e un occhio buono per prendere la mira, nient’altro.
Mi mancano le mie colline, quel profumo di buono che viene dalla terra. Simone mi prende sempre in giro per questo, dice che sto sempre zitto come un caprone, ma appena mi nominano il Piave mi illumino come un bambino. Quel Piave che mi ricorda il mio Po, la mia Torino, le mie colline a cornice d quel poco d’onesto che posso ricordare.
E come dire e soprattutto a chi? che le lacrime le tengo negli occhi perché non è dato a un soldato di piangere. Che la miseria che si vive in guerra ti fa diventare il cuore un ammasso di ghiaia.
Quando senti quel fruscio e non sai bene se sarà lepre o nemico a sorprenderti spesso spero in silenzio di vedere un fucile puntato verso di me e veder tutto finito. Non mi importa della gloria e del rispetto che gli italiani daranno ad un soldato che ha servito con onore la Patria vorrei solo che quest’agonia finisse al più presto perché ci stiamo consumando. Stiamo diventando trasparenti, fantasmi che non devono e non possono fare rumore. Respirare il più piano possibile e lasciare andare la rabbia in un urlo nel secondo prima di schiacciare il grilletto e ammazzare un uomo davanti a te che ha soltanto la divisa di un altro colore.
Sbaglio, a dirvi tutte queste cose. A lasciar trasparire la mia disperazione, a confessare così il mio cuore. Non voglio che stiate in pena. Ed è l'affetto per voi che mi fa rimangiare questi pensieri.
Tornare a casa sarà la mia vittoria,nient’altro. Stringere al petto Virginia e riabbracciare la mia sposa.
E pensando a questo il pane nero e la carne secca hanno un sapore più buono.
Sempre vostro.
Piero.
27 ottobre 1917
30 novembre 2006
madre magnum-the melody of a fallen tree
Così, quando i banditi gliel'hanno sfondata a calci, Kathryn non si è fatta cogliere impreparata: stava già sotto il divano, pronta a fare fuoco con la sua Magnum.
Il mostro che strisciava le sue fetide zampe là fuori, riempiendo di sangue le cronache di Atlanta, aveva appena varcato l'ultimo ponte levatoio per penetrare nei recessi del suo tinello.
I politici ne parlavano a tutte le ore, si sciacquavano la bocca con le promesse, le rassicurazioni, i fumosi rimedi. Intanto il mostro continuava a crescere, a depredare, a uccidere. Drogati, violentatori, teppaglia disposta a scannare una povera ragazza per un pugno di dollari. L'America, naturalmente.
Così diversa dalla civile Europa, dove ti spaccano la faccia solo se commetti l'imprudenza di trovarti per strada dopo l'inizio del coprifuoco.
A Kathryn una cosa simile non sarebbe mai potuta succedere.
Lei era tutta casa a chiesa, alla lettera. Nel senso che quando non era in casa era in chiesa, a cucinare minestrine per gli orfanelli. Lungo il tragitto fra i due punti della sua linea retta, strisciava rapida addosso ai muri, tenendo una mano nella tasca del cappotto, come per stringere qualcosa che forse non era un crocefisso.
Ma adesso che il mostro era riuscito a infilarsi nel suo castello di due camere e cucina, non le restava che vendere cara la pelle. Sparando per prima.
Cinque colpi, tre rapinatori a terra feriti, ma il quarto è rimasto in piedi e l'ha uccisa.
Si è avvicinato al cadavere di Kathryn e l'ha guardato a lungo.
Era quello di una matrona di 92 anni.
«Ci avevano detto che questo era il nascondiglio di una gang di spacciatori!»,
ha gridato, mentre la stanza si riempiva di suoi colleghi.
Tutti avevano al petto il distintivo della polizia.
(m.g.)
27 novembre 2006
20 novembre 2006
VULCANO
ma al suo funerale i leoni ruggirono
dallo zoo di Zurigo.
Fu a Zurigo o a Trieste?
Non importa.Sono leggende,queste,così come
è una leggenda la morte di Joyce
o la voce insistente che Conrad
è morto e che Victory è pieno di ironia.
Al limite dell'orizzonte notturno
da questa casa sopra la scogliera
si vedono ora,fino all'alba,
due vamoe dalle torri del petrolio
lontane in mezzo al mare;
sono come
il bagliore del sigaro
e il bagliore del vulcano
alla fine di Victory.
Si potrebbe anche smettere di scrivere
per seguire i segnali dei grandi-un lento
fuoco-e diventare ,invece,
il loro lettore ideale,ruminante,
vorace,che antepone l'amore
per i capolavori al tentativo
di ripeterli oppure superarli,
e diventare il più grande lettore del mondo.
Questo richiede almeno quel timore
sacro che il nostro tempo ha perduto;
tanti hanno visto tutto,
tanti sono capaci di predire,
tanti rifiutano di entrare nel silenzio
della vittoria,nell'indolena
che brucia nel profondo,
tanti non sono nulla più che cenere
eretta,come il sigaro,
tanti danno il tuono per scontato.
Com'è comune il fulmine,
come sono perduti i levietani
che noi da tempo non cerchiamo più!
In quei giorni esistevano giganti.
Facevano in quei giorni buoni sigari.
Devo leggere più attentamente.
(derek walcott-vulcano.)
3 ottobre 2006
25 settembre 2006
honesty
Lampi e tuoni attraverso il soffitto di vetro. Stesa sul letto di Labelle ascolto Love Will Tear Us Apart, ed è davvero fantastico starsene qui in alto e guardare il cielo incazzato. Lei accarezza Creamy Mamy, il suo criceto preferito, e la sua testa si muove come i Joy Division vorrebbero con certe note. Non c'è riscaldamento e ho addosso il suo piumino high-tech, e lei è avvolta in una coperta con Creamy sulle gambe, mentre fuori l'acqua scivola fino a terra e gocce anarchiche cadono dentro plastica blu. Il letto è grande come tutta la stanza e a terra giornali e pacchetti di sigarette ricoprono il pavimento.
"Allora, come ti sembra?"
Libera il criceto e cerca l'alcol. Beve dalla bottiglia poi tossisce e sputa nel lavandino. Cesso e camera sono un tutt'uno. Si siede sul water sempre bevendo, tossisce nuovamente e si accende una Silk Cut, e dopo un tiro un nuovo sorso di alcol e mi passa la bottiglia contemplando il cielo.
"Se vuoi, in frigo c'è del gelato." Si stende vicino a me e sospira "adoro l'acqua". Si alza di scatto, apre la finestra, esce sul terrazzo, inizia a girare lentamente su se stessa con le braccia tese e gli occhi chiusi. Si lascia bagnare completamente sempre girando, canta piano. Rimango distesa e mi addormento.]
Ho trovato.
Rileggendo distratta.
Linee oblique ad incorniciare parole.
Tratti che non sono miei.
Parole non mie.
/..lei continuerà a credere sia giusto farmi sperare.Non accetta colpe,non vuole essere l'artefice
di quel dramma./
23 settembre 2006
18 settembre 2006
17 settembre 2006
eppure donnette l'hanno fatto.
tartini-devil's trill. esecuzione per violino e pinao, solo.
dicono che la suonasse sempre dylan dog.
d.d. dee dee bombay.vecchio saggio.
sono minuti che mi rigiro tra le mani un biglietto.
chiuso.spago non ancora rimosso.
e ieri sera il bagno sembrava quello di pomodori verdi fritti.
piastrelle arancio spento e cerchiolini concentrici anni 70.
birra alla spina.
e la signora,come le piastrelle,deve aver lasciato la sua contemporaneità negli anni 70.
foto.
12 settembre 2006
tutto maiuscolo?
no,tutto minuscolo.
l'effetto dei vasi comunicanti.
osservi il pelo dell'acqua quasi augurandoti che non si muova.
perchè una sola goccia di differenza potrebbe essere troppo.
il grafico impenna.
sterzata inattesa e suono del calcson.doppio colpo.
solo per dirti ciao.
anche se non ci sei.
ma c'eri.confessando appena che oltre a fumare facevi bole di sapone.
abitare in alto serve anche a questo,a far perdere doitrie fastidiosamente ivadenti a volte.
nome.cognome@hotmail.it
tutto minuscolo?
tutto minuscolo.
sai che cosa vuol dire attesa?
certo che lo sai,anche se non la pratichi con eccessivo zelo.
nero.forse troppo a dir la verità.
piacere di conoscerti.imbarazzo.
felice di rivederti.imidezza.
non che qualcuno vi avesse invitati,ma avervi qui forse vuol dire che il tema della festa può esser diverso.
ti riaccompagno alla macchina se vuoi.
.....................................................................
scusa.
dimmi.
when she go...ricordi?
no,veramente no.
certo,non potrebbe essere altrimenti,un migliaio di canzoni contengono quel verso.
ma così è facile.
no che non lo è.
anche se tu guardi altrove come può sembrarti facile?
io non ne ho idea.
perchè?
perchè di colpo ti materializzi.e non dici nulla.
tu hai sempre taciuto.
sì.
sì.
sbatti forte la porta quando te ne andrai.non ti guarderò,non ti sto gardando,ma so che stai andando via.sbatti solo la porta.
sì.
dal piano di sotto-tonfo sordo.sordina.non ho intenzione di spostarmi da questo gradino.
7 settembre 2006
18+1+(4x2)+[(6x3)-1]
e sia lodato il fumo dritto che sale verso l'alto.
il lato a delle cassette che contiene sempre la canzone più bella.
il solco perfetto del 45 giri.
lo sdrifere acerbo.
l'incenso.
l'eccesso.
ma pure la quiete che non avvisa nessuno.
il cadere di Quell'acqua.
Quella che chiede prima di poter cadere.
ma anche il sorriso che arriva agli angoli un poco stanco per la troppa attesa.
sia losato il fuoco che non brucia ma abbronza appena.
il profumo del pane caldo.
e il divieto tassativo di non mangiarlo,quando si è piccini.
sia lodato l'odore dei fiammiferi.
e le lucciole.
e l'erba.
e pure gli accendini nascosti quando non puoi accendere.
sia lodato l'intorpidimento delle mani.
le dita lesse dall'acqua.
e dopo questa litania sussurrata tirò su il cappuccio dell'impermeabile
per l'incedere lento sulle strade di new york.
novembre 1987.
il suo sex in the city non era amcora mai cominciato.
ma se lo sentiva sulla pelle quando tastava l'odore un attimo prima di far la doccia.
il suo sex in the city sarebbe cominciato e gi si sentiva stanco.
perchè al bancone non ordinava mai dry martuni.
e non si farà conoscere perchè nei suoi lunghi respiri non aveva intento





















