14 febbraio 2007

citarsi addosso

Graffia.

Perché te lo chiedo in silenzio.

Hai mani sporche:Infetta.

Perché da troppo tempo qualcosa non si addentra.

Tra immaginario e desiderio.

Rimani sospesa, tra le parole che ti rimangono sul labbro.

E i movimenti che non invadono la vicinanza.

Odio il pianoforte, ma continuo ad ascoltarlo ogni notte.

A perdere nell’acqua quella sensazione che ti ricordava così bella.

Nelle macchie scure,così come nelle ombre.

Negli odori.

Nelle parole scomposte. Ridicole.

L’ironia che ti rende più bella ancora quando ti butti sulla faccia quelle espressioni così brutte.


18 gennaio 2007

Dei due ciuffi corti di baffi posati sul labbro si intravedevano soltanto le guance paffute dietro.
Illusione ottica:riusciva a nascondere una corpulenta massa muscolare come abile illusionista.
Usava passere su un oggetto u su un’altro le mani cicciotte senza lasciare impronte.
Spesso lo si sorprendeva ad accarezzare le superfici di marmo della casa, l’acciaio dei ripiani,il vetro delle porte senza che lui avesse coscienza del gesto.
Diceva che suo vizio e sua virtù stava nell’alchimia che separa abilmente gesto e suono.
Sorrideva,sorrideva sempre. Lo si poteva apostrofare banalmente con quella parola “buono”, che spesso rimane imprigionata in gola per scarsa veridicità.
Non ne ricordo il nome,ma molti possono dire di averlo visto vagare a lungo e senza meta, nel girone degli invidiosi.
Bontà sua,non era in grado di stringere le mani,nemmeno a concepire lo slancio che muove una carezza al viso di quella donna che desiderava.
Che guardava dormire.
E nel guardarla adorava sentire la litania che suona la Sua cassa toracica nel ritmato espirare-inspirare.
Come già dicevo c’è chi se lo ricorda ad errare nel girone degli invidiosi.
Invidiava l’audacia.
La tenacia.
Il fascino che può sprigionare uno sguardo abilmente allenato.
Lui, brama e tormento, non conosceva né specchio né silenziosi esercizi da consumare in camera,addestramento per arditi.
Bontà sua,morì divorato dal sentimento pungente che consumò prima la sua prorompenza corporale poi fece cadere uno ad uno i baffi ancora morbidi per l’età acerba palesando le sue guance ora divenute scarne.

Uccise chi ghermiva la sua amata.
Accostato dunque al doppio vizio scelse quello dominante della codardia.
S’uccise per paura,non per amore.

la paura come vizio capitale.

saga in sette tempi.

superbia
accidia
lussuria
ira
gola
invidia
avarizia

11 gennaio 2007

la tregua che non c'è

www.youtube.com/watch?v=HOU-p_P9vMQ

10 gennaio 2007

etichette

Potrai cambiare volto
se vuoi che vada via
potrai cambiare nome
se vuoi mandarmi via
potrai scriverti in faccia
stasera non ho voglia di nessuno
ma niente mai di me
ti giuro
confonderai.

3 gennaio 2007

che schifo

Per eccessivo zelo,forse per casualità mi vuoi ricordare che tutti i gatti sono grigi.
Interiorizzo in quel modo bizzarro e scelgo dal mazzo la carta meno peggio.
La guardo. Me la rigiro tra le mani come se fosse una risposta.
Ma la verità, mio caro Sam è che non tutti i gatti sono grigi, e che questo sette di quadri non è un’ alternativa. La butto via.
Gioco a fare il circo.
Odore di segatura lievemente pulita.
Chiuso. C’è puzzo tremendo di chiuso.
Di popcorn caduti per terra e pestati. Di capricci infantili.
Cuccioli di tigre narcotizzati che diligentemente accompagnati diventano co -protagonisti di una fantastica foto da appendere in salotto.
Ho male.
Ma a quanto pare non trovo né medicina né causa.
Un epidemia. Fumo grigio inspirato distrattamente e conseguenze.
16.25 orario insolito per far squillare il telefono.
Ma la verità è che quando le briglie vengono strappate dalle mani tutti diventano colpevoli.
Punta di compasso e semicerchio tracciato:anfiteatro bidimensionale e plotone d’esecuzione.
Gettatemi pure in pasto al leone più affamato.
Il solito tendone, il solito rivolo di acqua sporca.
I soliti commenti che non vengono compresi.
Andava meglio quando Leon ripeteva a tutti noi
Che sarebbe stato meglio lasciar trainare i carri dagli uomini
Non più dalle bestie.
Proprio nell’istante in cui il sipario è ancora chiuso.
Chi l’ha detto che lo show deve andare avanti?
Sono finiti certi romanticismi,
certe coerenze tipicamente retrò.
Basterebbe stringere una ad una le mani di quegli impostori e
“Ci scusiamo per l’imperdonabile imprevisto!” e biglietto rimborsato.
La psichedelia non è più cosa mia
Mi siedo sul seggiolino in punta alla fila A corridio centrale..
È tardi per iniziare, troppo presto per finire.
Fumo.
Mi piace respirare questo posto quando non ci sono clienti né esercizi di preparazione.
Piaceva anche a Luise.
Che se ne andò dicendo piove ogni tanto anche dentro di me.
No,non è caduta dal trapezio come molti vogliono far credere
Il melodramma ha sempre fatto audience, e le mani si stringono più compassionevoli quando il motivo di piangere è così tradizionale. Così plateale. Poco originale.
No.
Luise se ne è andata perché era ora di andarsene.
Perché spendeva troppo tempo nel far andar via dai vestiti quel puzzo di chiuso che ti guasta i polmoni come un cancro. Peggio.
La verità è che non sparo più come una volta.
La mia barba si dirada e mangio sempre meno proteine.
Sputo sempre,ma non sono scontroso né maleducato.
Non sono cattivo,ma non sono buono.
E tra il bianco e nero dico grigio.
Proprio come tutti i cazzo di gatti.

16 dicembre 2006

10 dicembre 2006

autoritratto

E guardo il mondo da un oblò, mi annoio un po'
passo le notti a camminare dentro a un metrò
sembro uscito da un romanzo giallo,
ma cambierò, si cambierò

gettano arance da un balcone, così non va
tiro due calci ad un pallone, e poi chissà
non sono ancora diventato matto,
qualcosa farò, ma adesso no
Luna.

Luna non mostri solamente la tua parte migliore
stai benissimo da sola, sai cos'e' l'amore
e credi solo nelle stelle,
mangi troppe caramelle,
Luna.

Luna ti ho visto dappertutto anche in fondo al mare
ma io lo so che dopo un po' ti stanchi di girare
restiamo insieme questa notte,
mi hai detto no per troppe volte
Luna.

E guardo il mondo da un oblò, mi annoio un po'
se sono triste mi travesto come Pierrot
poi salgo sopra i tetti e grido al vento
guarda che anch'io ho fatto a pugni con Dio.

Ho mille libri sotto al letto, non leggo più
ho mille sogni in un cassetto, non lo apro più
parlo da solo e mi confondo e penso
che in fondo si, sto bene così,
Luna.

Luna tu parli solamente a chi e' innamorato
chissà quante canzoni ti hanno già dedicato
ma io non sono come gli altri
per te ho progetti più importanti, Luna.

Luna non essere arrabbiata, dai non fare la scema
il mondo e' piccolo se e' visto da un'altalena
sei troppo bella per sbagliare,
solo tu mi puoi capire, Luna.

E guardo il mondo da un oblò, mi annoio un po'
a mezzanotte puoi trovarmi vicino a un juke-box
poi sopra i muri scrivo in latino
evviva le donne, evviva il buon vino.

Son pieno di contraddizioni, che male c'e'
adoro le complicazioni, fanno per me
non metterò la testa a posto mai
e a maggio vedrai che mi sposerai,
Luna.

Luna non dirmi che a quest'ora tu già devi scappare
in fondo e' presto l'alba ancora si deve svegliare
bussiamo insieme ad ogni porta
se sembra sciocco cosa importa, Luna.

Luna che cosa vuoi che dica non so recitare
ti posso offrire solo un fiore poi portarti a ballare
vedrai saremo un po' felici,
e forse molto più che amici, Luna.

4 dicembre 2006

la grande guerra

Ormai la guerra avanza, unica possibilità per una pace che spesso sembra una chimera.Miei cari, da poco ho finito di consumare pane nero e carne secca. Il piatto del giorno da non so più quanti giorni. Accendo la mia sigaretta di fieno e il mio pensiero non può che andare a voi: unica salvezza, unico motivo per cui posso definirmi ancora un uomo.L’imbrunire ci coglie impreparati tutte le sere, il silenzio cala come la nebbia ed è assurdo che i nostri ideali ci spingano a rispettare solo il calar delle tenebre, non più le persone.Ci sono momenti in cui dimentico il sapore del pane, ci sono momenti in cui dimentico persino il motivo per cui ci troviamo abbarbicati su queste montagne. Alleanza, intesa: sono parole che ci rigiriamo in bocca non so più quante volte in una giornata. Alleanza, intesa sono parole che non hanno più significato.

I caporali c’incitano, dicono che il vento soffia in nostro favore, ma io sento queste montagne avverse. L’ Austria così vicina, così poco nitida la sua posizione.
Le notizie che ci arrivano sono frammentarie, e gli occhi dei messaggeri spesso si tradiscono.
Non posso dire di aver paura, ormai ci siamo abituati all’instabilità del futuro, la possibilità di tornare a casa. Ci sono giornate così lunghe in cui ogni fruscio in mezzo ai cespugli diventa una minaccia; il tempo che passa tra l’individuare una casacca nemica o una lepre di montagna ti lascia sospeso tra salvezza e minaccia. Impietrito saluti l’animale o impugni il fucile: sempre carico.
E voi come state?
Da qualche tempo non ricevo vostre notizie, dimentico i vostri volti e vostri profumi. Penso a Virginia, figlia mia che non ho mai tenuto tra le mani che adesso avrà imparato a parlare, ma che non sa quale viso abbia il suo papà.
Io vedo il mio viso sul volto dei miei compagni, la barba lunga e le guance scavate sotto, sembriamo cadaveri. Un poco lo siamo, perché lasceremo su queste montagne la parola speranza.. anche se vinceremo. Una guerra che non capiamo, una guerra che cambia direzione.
Nessuno ci spiega mai niente. Dicono di continuare tenaci, che presto saremo tutti a casa dalle nostre moglie, ma fatico a crederci.
Mi capita di ricacciare il pensiero indietro ogni volta che guardo il fucile e vorrei spararmi ad un piede, spezzarmi un braccio per tornare da voi. Qui servono solo due cose: un dito buono per pigiare il grilletto e un occhio buono per prendere la mira, nient’altro.
Mi mancano le mie colline, quel profumo di buono che viene dalla terra. Simone mi prende sempre in giro per questo, dice che sto sempre zitto come un caprone, ma appena mi nominano il Piave mi illumino come un bambino. Quel Piave che mi ricorda il mio Po, la mia Torino, le mie colline a cornice d quel poco d’onesto che posso ricordare.
E come dire e soprattutto a chi? che le lacrime le tengo negli occhi perché non è dato a un soldato di piangere. Che la miseria che si vive in guerra ti fa diventare il cuore un ammasso di ghiaia.
Quando senti quel fruscio e non sai bene se sarà lepre o nemico a sorprenderti spesso spero in silenzio di vedere un fucile puntato verso di me e veder tutto finito. Non mi importa della gloria e del rispetto che gli italiani daranno ad un soldato che ha servito con onore la Patria vorrei solo che quest’agonia finisse al più presto perché ci stiamo consumando. Stiamo diventando trasparenti, fantasmi che non devono e non possono fare rumore. Respirare il più piano possibile e lasciare andare la rabbia in un urlo nel secondo prima di schiacciare il grilletto e ammazzare un uomo davanti a te che ha soltanto la divisa di un altro colore.
Sbaglio, a dirvi tutte queste cose. A lasciar trasparire la mia disperazione, a confessare così il mio cuore. Non voglio che stiate in pena. Ed è l'affetto per voi che mi fa rimangiare questi pensieri.
Tornare a casa sarà la mia vittoria,nient’altro. Stringere al petto Virginia e riabbracciare la mia sposa.
E pensando a questo il pane nero e la carne secca hanno un sapore più buono.

Sempre vostro.
Piero.

27 ottobre 1917

30 novembre 2006

madre magnum-the melody of a fallen tree

Non aveva mai aperto la porta di casa a nessuno, neppure al commesso che le lasciava la spesa sullo zerbino.
Così, quando i banditi gliel'hanno sfondata a calci, Kathryn non si è fatta cogliere impreparata: stava già sotto il divano, pronta a fare fuoco con la sua Magnum.
Il mostro che strisciava le sue fetide zampe là fuori, riempiendo di sangue le cronache di Atlanta, aveva appena varcato l'ultimo ponte levatoio per penetrare nei recessi del suo tinello.
I politici ne parlavano a tutte le ore, si sciacquavano la bocca con le promesse, le rassicurazioni, i fumosi rimedi. Intanto il mostro continuava a crescere, a depredare, a uccidere. Drogati, violentatori, teppaglia disposta a scannare una povera ragazza per un pugno di dollari. L'America, naturalmente.
Così diversa dalla civile Europa, dove ti spaccano la faccia solo se commetti l'imprudenza di trovarti per strada dopo l'inizio del coprifuoco.
A Kathryn una cosa simile non sarebbe mai potuta succedere.
Lei era tutta casa a chiesa, alla lettera. Nel senso che quando non era in casa era in chiesa, a cucinare minestrine per gli orfanelli. Lungo il tragitto fra i due punti della sua linea retta, strisciava rapida addosso ai muri, tenendo una mano nella tasca del cappotto, come per stringere qualcosa che forse non era un crocefisso.
Ma adesso che il mostro era riuscito a infilarsi nel suo castello di due camere e cucina, non le restava che vendere cara la pelle. Sparando per prima.

Cinque colpi, tre rapinatori a terra feriti, ma il quarto è rimasto in piedi e l'ha uccisa.
Si è avvicinato al cadavere di Kathryn e l'ha guardato a lungo.
Era quello di una matrona di 92 anni.
«Ci avevano detto che questo era il nascondiglio di una gang di spacciatori!»,
ha gridato, mentre la stanza si riempiva di suoi colleghi.

Tutti avevano al petto il distintivo della polizia.

(m.g.)

27 novembre 2006

20 novembre 2006

room-ba





VULCANO

Joyce aveva paura del tuono,
ma al suo funerale i leoni ruggirono
dallo zoo di Zurigo.
Fu a Zurigo o a Trieste?
Non importa.Sono leggende,queste,così come
è una leggenda la morte di Joyce
o la voce insistente che Conrad
è morto e che Victory è pieno di ironia.
Al limite dell'orizzonte notturno
da questa casa sopra la scogliera
si vedono ora,fino all'alba,
due vamoe dalle torri del petrolio
lontane in mezzo al mare;
sono come
il bagliore del sigaro
e il bagliore del vulcano
alla fine di Victory.
Si potrebbe anche smettere di scrivere
per seguire i segnali dei grandi-un lento
fuoco-e diventare ,invece,
il loro lettore ideale,ruminante,
vorace,che antepone l'amore
per i capolavori al tentativo
di ripeterli oppure superarli,
e diventare il più grande lettore del mondo.
Questo richiede almeno quel timore
sacro che il nostro tempo ha perduto;
tanti hanno visto tutto,
tanti sono capaci di predire,
tanti rifiutano di entrare nel silenzio
della vittoria,nell'indolena
che brucia nel profondo,
tanti non sono nulla più che cenere
eretta,come il sigaro,
tanti danno il tuono per scontato.
Com'è comune il fulmine,
come sono perduti i levietani
che noi da tempo non cerchiamo più!
In quei giorni esistevano giganti.
Facevano in quei giorni buoni sigari.
Devo leggere più attentamente.

(derek walcott-vulcano.)

25 settembre 2006

honesty

["Nei migliori temporali ascolto Love Will Tear Us Apart dei Joy Division, dovresti provare, al prossimo temporale ti chiamo e ascoltiamo insieme Ian Curtis guardando il cielo incazzato... ok?"


Lampi e tuoni attraverso il soffitto di vetro. Stesa sul letto di Labelle ascolto Love Will Tear Us Apart, ed è davvero fantastico starsene qui in alto e guardare il cielo incazzato. Lei accarezza Creamy Mamy, il suo criceto preferito, e la sua testa si muove come i Joy Division vorrebbero con certe note. Non c'è riscaldamento e ho addosso il suo piumino high-tech, e lei è avvolta in una coperta con Creamy sulle gambe, mentre fuori l'acqua scivola fino a terra e gocce anarchiche cadono dentro plastica blu. Il letto è grande come tutta la stanza e a terra giornali e pacchetti di sigarette ricoprono il pavimento.

"Allora, come ti sembra?"

Libera il criceto e cerca l'alcol. Beve dalla bottiglia poi tossisce e sputa nel lavandino. Cesso e camera sono un tutt'uno. Si siede sul water sempre bevendo, tossisce nuovamente e si accende una Silk Cut, e dopo un tiro un nuovo sorso di alcol e mi passa la bottiglia contemplando il cielo.

"Se vuoi, in frigo c'è del gelato." Si stende vicino a me e sospira "adoro l'acqua". Si alza di scatto, apre la finestra, esce sul terrazzo, inizia a girare lentamente su se stessa con le braccia tese e gli occhi chiusi. Si lascia bagnare completamente sempre girando, canta piano. Rimango distesa e mi addormento.]


Ho trovato.
Rileggendo distratta.
Linee oblique ad incorniciare parole.
Tratti che non sono miei.
Parole non mie.
/..lei continuerà a credere sia giusto farmi sperare.Non accetta colpe,non vuole essere l'artefice
di quel dramma./

23 settembre 2006


osservi il pelo dell'acqua quasi augurandoti che non si muova.
ma arrivano maree già avvistate da visionari veggenti.
e capita.
e mi stupisco.
non so altri,ma io mi stupisco

18 settembre 2006

pericolosamente pete

c'è chi dipinge il mare con l'acqua dela mare.
e chi dipinge con il sangue.

17 settembre 2006

sembrava facile a dirsi.
eppure donnette l'hanno fatto.

tartini-devil's trill. esecuzione per violino e pinao, solo.


dicono che la suonasse sempre dylan dog.
d.d. dee dee bombay.vecchio saggio.
sono minuti che mi rigiro tra le mani un biglietto.
chiuso.spago non ancora rimosso.
e ieri sera il bagno sembrava quello di pomodori verdi fritti.
piastrelle arancio spento e cerchiolini concentrici anni 70.
birra alla spina.
e la signora,come le piastrelle,deve aver lasciato la sua contemporaneità negli anni 70.

foto.