16 giugno 2007

debole jack

Citarsi addosso e nient’altro.
Lei non lo sa, ma la scala di do che usa in questa che chiama genialità musicale, puzza terribilmente di naftalina.
Sì, parlerai di rivisitazione, di post moderno, di reinterpretazione.
Ma saprai meglio di me d’aver torto.
Non c’è niente di peggio che mentire sapendo di farlo.
No, non vado in giro a bastonare chi commette errori.
Però ti ho visto camminare sull’altare compiacendoti appena della tua trasgressione.
Avrei preferito coglierti sul viso quella trasfigurazione lieve che è il frutto di una follia momentanea.
Sì, voglio la tua follia momentanea.
Riaccantona la benedetta scala di do e tira pugni e schiaffi.
Violenta appena,anche se è banale.
Ma ti prego,fatti crescere sul volto l’espressione della follia.

Ti ho vista rivoltare con le mani zolle di terra di qualche decimetro.
Ti ho vista sporcare il grembiule bianco e poi il volto togliendoti il sudore dalla fronte.
Ti ho vista troppo a lungo ed ho voltato lo sguardo.
Ho perso i tuoi occhi, coperti dall’abbaglio di sole che si scontra con il vetro delle tue lenti.
E mi hai consegnato cosciente l’assenza del tuo volto senza sguardo.

La tua profondità sta nella tua normalità.
Finisce sempre così.

Ho ancora della farina sulle mani io,tu la terra.

Finisce sempre così.

Ti tocco e ti impolvero.
Il segno sotto lo zigomo,
tra il labbro ed il mento.
Quindi hai segni disparati: terra e farina.
Tu che sporchi il bicchiere solo se metti il rossetto,diventi un’altra lei.
Non stringi mai,nemmeno quando eccedi con gli alcolici.
Che sai sempre dove e come mettere i piedi.
Io non so essere equilibrista.
Perdo troppo spesso l’equilibrio,
corro solo per fuggire o per inseguire,
mai per mano.

Non so aspettare, il solito domani che tu sai offrire.
Voglio “qui ed ora”.

Gli ultimi minuti del condannato a morte.
Lo slancio.
La prepotenza,la forza che di certo non ti manca.
La macchia.
I gomiti sul tavolo e la maleducazione che disegnano.
Voglio che tu senta quando nasce qui ed ora.

E poi,non perdiamo tempo.
Anche jack si sarà imbattuto in una donna così, che ha rinunciato a squarciare,non pensi?

1 maggio 2007

lei direbbe I am

che cosa sei tu?
io sono kate,piacere.
giusta affermazione,vero,ma sei proprio sicura di esserlo e fino infondo?
che cosa vuoi dire?

è presto detto.(l'inversione è evidenziata:prima io domando e tu rispondi,poi il contrario) tu sei proprio sicura di essere kate?la gente spesso si dimentica che tra voler essere e diventare c'è differenza.

(conoscevo una ragazza molto affascinante tempo fa,voleva essere Gainsbourg.Non ci riuscì mai,ma nessuno glielo disse.Lo sapevano tutti che non sarebbe riuscita ad impersonare il lato trash del signore in questione con la stessa disinvoltura).

tu diventi kate tutte le mattine?e per diventare intendo dire,chessò..ridere vedento il tuo volto riflesso nello specchio con il trucco sbavato,uno sconosciuto dalla tua parte del letto a due piazze.il latte scaduto nel frigo.ma anche la menta spuntata nel vaso,che t'eri dimenticata d'aver piantato.
tu sei la dimenticanza,il disgusto,la sensazione del-non berrò più così tanto-.

il passo successivo è:latte detergente,biglietto "scusami non ti ho svegliato,TI CHIAMO IO",un pò d'acqua alla piantina.varchi la soglia di casa con i primi vestiti che trovi,(e allora le ipotesi sono due:o tieni sottomano abbigliamento accuratamente coordinato,oppure la storiella delindossotuttoallarinfusasenzasceglieredallarmadio proprio non regge più).
ecco,questi meccanismi fanno fare un balzo indietro.
ma la bellezza della questione sta in questo granellino,tu vuoi dinentare quella ripulita dal cotone .

essere in senso stretto,io SONO. è questione delicata.
io sono tutti i giorni e fino a nuovo ordine -non di convenienza- kate.
l'hai mai pensato davvero?
e questo non vuol dire che non sarai mai nulla di diverso da quello che sei ora.no,non dico questo,dico che lo dovrai divenatare.raccogliere tutti i punti nella apposite caselline e diventarlo.
e fai attenzione a non barare,chi non è diventato,mia cara,lo si becca subito!


13 aprile 2007

5 aprile 2007

requiem.

l'ultimo disco dei verdena di chiama requiem.
il prossimo libro di isabel,in uscita a maggio,si chiamerà requiem.

30 marzo 2007

dal diario magnetico di un vecchio porco

mercoledì 18 aprile 2001
H: 18.27



Forse oggi la vita non mi ha sorriso, ma tutto sa di quello strano dolciume che ha il miele in estate, quel troppo dolce che da la nausea. È troppo tempo che le mie parole restano dentro di me, la mia capacità di sintesi, eccessiva, lascia come sottintese, sotterrate tutte quelle strane sfumature dei sentimenti. Come chi scrive la musica deve comporre ogni nota, io non posso scrivere solo il fulcro del pensiero. Anche a costo di perdere il filo logico. Il problema è che spesso ci sono tantissime cose da dire e il maledettissimo tempo non lascia che lo spazio per descrivere sommariamente il vissuto. Spesso lasciamo decadere tutte le nostre buone intenzioni in classici discorsi già fatti. Analizziamo, spezzettiamo la vita come si fa con i testi. Ecco, questa è una di quelle cose che odio: che ti frega di sapere se un testo ha inizio, conclusione , trama e cazzate varie? Cazzo, leggi quello che c’è scritto!! Chi ha perso magari minuti preziosissimi a scrivere le sue strafottute emozioni vuole che chi le legge sappia le minchiate che gli passavano nella testa in quel momento. Non che tu passi il tuo tempo a spezzettare, sminuzzare … lasciamo stare .. mi sto incazzando per delle stronzate. Come dice un vecchio proverbio piemontese: è inutile lavare la testa all’asino.. anche se ha la laurea e viene pagato per correggere compiti in classe copiati dal secchione di turno..
Veniamo a noi, alla nostra cazzosissima vita. Dicevi che sbattersi non ha significato, che togliere uno stronzo da un mare di merda non serve . Bhe, hai fottutamente ragione, ma non voglio continuare un discorso che fa letteralmente cagare … dei perché senza ragione. ##### si fa la sua vita. Sarà come tutte le altre vite…
Smettiamola di pensare che gli altri abbiano una vita migliore o peggiore.. smettiamola di invidiare, di dire “ma cazzo, che ho fatto di male?” la vita di tutti è fatta di merda. Chi più , chi meno, ma sempre merda resta. Le persone che ci sembrano irraggiungibili sono tale quale a noi comuni mortali. Perché illudersi che esista, su questa terra, una persona con la vita perfettamente bella? Utopia!! Possiamo essere felici un giorno , un minuto, un secondo, mai.. ma prima o poi pestiamo la merda che abbiamo evitato in tanto cammino ( penso che la nostra vita sia un cammino e che spesso i dispiaceri siano come pestare una merda.. sono fatto così… ) e, che cazzo, le merde che evitiamo , si accumulano!! E, prima o poi, ci imbattiamo nella nostra montagna…..
##### mi ha telefonato.. le avevo mandato un messaggi dicendo che stavo male e lei con le 500 mila ricevute per pasqua mi ha chiamato. Aveva, e ha, un problema chiamato 3 di latino. Mi ha detto che probabilmente avrà il debito.. le ho chiesto cosa cazzo aveva fatto il pomeriggio prima del compito e mi ha risposto che ha chattato tutto il pomeriggio.. me lo ha detto ridendo.. e mi sono chiesto: “ma che cazzo hai da ridere?” poi ho concluso che lo stupido sono io. L’unico idiota che prova piacere nel fare il suo cazzosissimo dovere.(togliere lo stronzo ecc. vedi sopra..). mi sono chiesto veramente cosa vuole Lui da me.. se devo spalar via merda o cosa..
Non ho trovato risposta.. come dice Lui “ non si accende una lampada per metterla sotto un secchio, così Io non ti ho dato la vita per passare il pomeriggio a farti le pippe.” Oggi quasi tutti hanno copiato da me le risposte di “promessi sposi” e mi son detto: “ mii quanto sei utile al mondo” poi però mi son chiesto: “ ma cose gliene frega a tutti se al posto di copiarle da me le copiano da Vera?” poi mi son chiesto: “ ma perché cazzo mi faccio tutte stè domande?”..
Non sono ironico, me lo sono chiesto davvero e mi son detto che visto che non avevo un cazzo da fare, e visto che tutti si fanno beatamente i cazzi loro (e io continuo a fare i compiti per tutti ), posso benissimo passare una mattinata a pensare a chi mi sta attorno e mi sfrutta.( sfruttatori di ##### a morte). Lascia che ##### ti dica “ti amo “ e poi si prenda la sifilide con la troia di Londra ( la regina Elisabetta). Lascia che #### pensi al sesso come l’espressione più sincera dell’amore, lascia ##### a tormentarsi il nasino e a pensare a silvia, lascia che silvia si prenda III di latino, lascia #### ai suoi problemi con il suo ####. Lascia il libro di storia chiuso e la ricodazza ai suoi problemi con destroy.. lascia la piccola #### sul balcone con la luna e la sigaretta, e diventa ciò che vuoi essere. “io sono la ragazza ribelle, io sono il ragazzo perfetto” belle maschere!! Noi non siamo assolutamente questo! Almeno non lo siamo completamente! Non siamo bianchi o neri, siamo tutti grigetto e questo lo sai. Non siamo una cosa statica, (è per questo che abbiamo continuamente bisogno di punti di riferimento..) ma una spiaggia battuta dal mare. Lascia che il sole tramonti, lascia che la luna muoia e che venga l’alba. Lascia che la tua vita viva e fottitene di tutti, perché l’altruismo nasconde l’egoismo, l’odio la malvagità. Se nella luce c’è sempre un puntino di buio, anche nel buio c’è un puntino di luce e dobbiamo trovarlo. (ma questo buio ha uno strano odore.. non è che per caso ci troviamo immersi..) va Bhe, che tristezza di ragazzo che sono..

Ora basta.. ma che vogliono tutti da me? Sono solo un Linus normale.. sono un Linus malato e innamorato.. sono un secchione andato amale.. sono tutto e niente.. ma sono come tutti voi.. quindi se vi facci schifo i motivi sono”: ok, ammetto di non lavarmi, ma voi, vi siete mai visti allo specchio? Avete mai annusato forte le vostre ascelle? Potreste trovarci degli odori nuovi.. Bhe, se io faccio scifo a voi , voi fate schifo a me.. tanto il mio mare è come il vostro…… non certo di panna montata alla fragola…

Distinti saluti ..

Un peccatore.

19 marzo 2007

piano strutturale.

allora,sono convinta che il lunedì sidecida l'umore e lo spirito di tutta la settimana.
quindi:
mi sveglierò presto e assonnata,
non parlerò con i miei e avrò quella dose non troppo e non troppo poco di scazzo.

dimenticavo,ho bisogno di dormire in un letto che non è mio.

13 marzo 2007

librarsi,il discount della letteratura.

anteprima:
italo calvino e il suo Marcovaldo.

8 marzo 2007

pubblicità occulta


CANTI DI SIMURGH
16,17,18 marzo 2007.
presso cavallerizza reale (manica corta)
via verdi 8.
ufficio prenotazioni rettilario 011.8132643.

LA SPOSA FANCESE
28,29,30 marzo 2007.
presso teatro agnelli.
via paolo sarpi 111.
Informazioni 011.643038

27 febbraio 2007

giochi,vinci.giochi,perdi.giochi.

Esiste una città circondata dal mare in cui, al posto di vie e strade , si snodano canali e vicoli limacciosi che solo i topi riescono ad attraversare.

Questa è la città dei labirinti. Puoi spostarti tra gli stessi due punti ogni giorno della tua vita e non fare mai la medesima strada. Se ti capita è certamente un errore.

Dovunque ti dirigi, la meta è sempre di fronte a te, ma non ti sarà mai possibile proseguire diritto.

Qui, nella città caleidoscopica, dovrai risvegliare la tua fede.

Con la fede tutto diventa possibile.

Corre voce che gli abitanti di questa città camminino sull’acqua. E, fatto ancor più bizzarro, che abbiano i piedi palmati. Non proprio tutti gli abitanti, solo i barcaioli che si tramandano il mestiere di generazione in generazione.

La leggenda dice così.

Quando la moglie di un barcaiolo scopre di essere incinta, aspetta che la luna sia piena e la notte si sia svuotata degli sfaccendati. Poi prende la barca del marito e rema fino ad un’ isola terribile dove vengono seppelliti i morti.

Lascia del rosmarino a prua perché gli spiriti non la seguano sulla barca al ritorno, poi corre alla tomba del familiare morto per ultimo in ordine di tempo. Ha portato le offerte: una fiaschetta di vino, una ciocca dei capelli del marito e una moneta d’argento. Deve lasciare i doni sulla tomba del morto e pregare che il nascituro abbia il cuore puro se sarà femmina e i piedi da barcaiolo se sarà maschio. Non c’è tempo da perdere. Deve essere a casa prima dell’alba e la barca deve rimanere cosparsa di sale per un giorno e una notte. In questo modo i barcaioli custodiscono i loro segreti e tramandano la loro arte ai figli.

Per nulla al mondo i barcaioli si toglierebbero gli stivali, nemmeno a corromperli. Ho visto turisti lanciare monete d’argento ai pesci, ma non ho mai visto un barcaiolo togliersi gli stivali.

Un tempo in questa città viveva un uomo debole e sciocco. Un giorno mentre traghettava un turista da una chiesa all’altra, si mise a chiacchierare con il cliente e questi sollevò la questione dei piedi palmati. Contemporaneamente estrasse dalla tasca una borsa piena di monete d’argento e con un gesto lento l’appoggiò sul fondo della barca. L’uomo pensò che non ci sarebbe stato alcun male a togliere uno stivale e a lasciare che il turista desse un’occhiata.

Il mattino dopo due preti videro l’imbarcazione: il turista farneticava e si tirava le dita dei piedi. Il barcaiolo era scomparso. Portarono il turista al manicomio e per quel che ne so è ancora lì.

E il barcaiolo?

Era mio padre.

17 febbraio 2007

valore.

Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.

Considero valore il regno minerale, l'assemblea delle stelle.

Considero valore il vino finche' dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si e' risparmiato, due vecchi che si amano.

Considero valore quello che domani non varra' piu' niente e quello che oggi vale ancora poco.

Considero valore tutte le ferite.

Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordare di che .

Considero valore sapere in una stanza dov'e' il nord, qual'e' il nome del vento che sta asciugando il bucato.

Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.

Considero valore l'uso del verbo amare e l'ipotesi che esista un creatore.

Molti di questi valori non ho conosciuto.

(e.dl)

14 febbraio 2007

citarsi addosso

Graffia.

Perché te lo chiedo in silenzio.

Hai mani sporche:Infetta.

Perché da troppo tempo qualcosa non si addentra.

Tra immaginario e desiderio.

Rimani sospesa, tra le parole che ti rimangono sul labbro.

E i movimenti che non invadono la vicinanza.

Odio il pianoforte, ma continuo ad ascoltarlo ogni notte.

A perdere nell’acqua quella sensazione che ti ricordava così bella.

Nelle macchie scure,così come nelle ombre.

Negli odori.

Nelle parole scomposte. Ridicole.

L’ironia che ti rende più bella ancora quando ti butti sulla faccia quelle espressioni così brutte.


18 gennaio 2007

Dei due ciuffi corti di baffi posati sul labbro si intravedevano soltanto le guance paffute dietro.
Illusione ottica:riusciva a nascondere una corpulenta massa muscolare come abile illusionista.
Usava passere su un oggetto u su un’altro le mani cicciotte senza lasciare impronte.
Spesso lo si sorprendeva ad accarezzare le superfici di marmo della casa, l’acciaio dei ripiani,il vetro delle porte senza che lui avesse coscienza del gesto.
Diceva che suo vizio e sua virtù stava nell’alchimia che separa abilmente gesto e suono.
Sorrideva,sorrideva sempre. Lo si poteva apostrofare banalmente con quella parola “buono”, che spesso rimane imprigionata in gola per scarsa veridicità.
Non ne ricordo il nome,ma molti possono dire di averlo visto vagare a lungo e senza meta, nel girone degli invidiosi.
Bontà sua,non era in grado di stringere le mani,nemmeno a concepire lo slancio che muove una carezza al viso di quella donna che desiderava.
Che guardava dormire.
E nel guardarla adorava sentire la litania che suona la Sua cassa toracica nel ritmato espirare-inspirare.
Come già dicevo c’è chi se lo ricorda ad errare nel girone degli invidiosi.
Invidiava l’audacia.
La tenacia.
Il fascino che può sprigionare uno sguardo abilmente allenato.
Lui, brama e tormento, non conosceva né specchio né silenziosi esercizi da consumare in camera,addestramento per arditi.
Bontà sua,morì divorato dal sentimento pungente che consumò prima la sua prorompenza corporale poi fece cadere uno ad uno i baffi ancora morbidi per l’età acerba palesando le sue guance ora divenute scarne.

Uccise chi ghermiva la sua amata.
Accostato dunque al doppio vizio scelse quello dominante della codardia.
S’uccise per paura,non per amore.

la paura come vizio capitale.

saga in sette tempi.

superbia
accidia
lussuria
ira
gola
invidia
avarizia

11 gennaio 2007

la tregua che non c'è

www.youtube.com/watch?v=HOU-p_P9vMQ

10 gennaio 2007

etichette

Potrai cambiare volto
se vuoi che vada via
potrai cambiare nome
se vuoi mandarmi via
potrai scriverti in faccia
stasera non ho voglia di nessuno
ma niente mai di me
ti giuro
confonderai.

3 gennaio 2007

che schifo

Per eccessivo zelo,forse per casualità mi vuoi ricordare che tutti i gatti sono grigi.
Interiorizzo in quel modo bizzarro e scelgo dal mazzo la carta meno peggio.
La guardo. Me la rigiro tra le mani come se fosse una risposta.
Ma la verità, mio caro Sam è che non tutti i gatti sono grigi, e che questo sette di quadri non è un’ alternativa. La butto via.
Gioco a fare il circo.
Odore di segatura lievemente pulita.
Chiuso. C’è puzzo tremendo di chiuso.
Di popcorn caduti per terra e pestati. Di capricci infantili.
Cuccioli di tigre narcotizzati che diligentemente accompagnati diventano co -protagonisti di una fantastica foto da appendere in salotto.
Ho male.
Ma a quanto pare non trovo né medicina né causa.
Un epidemia. Fumo grigio inspirato distrattamente e conseguenze.
16.25 orario insolito per far squillare il telefono.
Ma la verità è che quando le briglie vengono strappate dalle mani tutti diventano colpevoli.
Punta di compasso e semicerchio tracciato:anfiteatro bidimensionale e plotone d’esecuzione.
Gettatemi pure in pasto al leone più affamato.
Il solito tendone, il solito rivolo di acqua sporca.
I soliti commenti che non vengono compresi.
Andava meglio quando Leon ripeteva a tutti noi
Che sarebbe stato meglio lasciar trainare i carri dagli uomini
Non più dalle bestie.
Proprio nell’istante in cui il sipario è ancora chiuso.
Chi l’ha detto che lo show deve andare avanti?
Sono finiti certi romanticismi,
certe coerenze tipicamente retrò.
Basterebbe stringere una ad una le mani di quegli impostori e
“Ci scusiamo per l’imperdonabile imprevisto!” e biglietto rimborsato.
La psichedelia non è più cosa mia
Mi siedo sul seggiolino in punta alla fila A corridio centrale..
È tardi per iniziare, troppo presto per finire.
Fumo.
Mi piace respirare questo posto quando non ci sono clienti né esercizi di preparazione.
Piaceva anche a Luise.
Che se ne andò dicendo piove ogni tanto anche dentro di me.
No,non è caduta dal trapezio come molti vogliono far credere
Il melodramma ha sempre fatto audience, e le mani si stringono più compassionevoli quando il motivo di piangere è così tradizionale. Così plateale. Poco originale.
No.
Luise se ne è andata perché era ora di andarsene.
Perché spendeva troppo tempo nel far andar via dai vestiti quel puzzo di chiuso che ti guasta i polmoni come un cancro. Peggio.
La verità è che non sparo più come una volta.
La mia barba si dirada e mangio sempre meno proteine.
Sputo sempre,ma non sono scontroso né maleducato.
Non sono cattivo,ma non sono buono.
E tra il bianco e nero dico grigio.
Proprio come tutti i cazzo di gatti.

16 dicembre 2006

10 dicembre 2006

autoritratto

E guardo il mondo da un oblò, mi annoio un po'
passo le notti a camminare dentro a un metrò
sembro uscito da un romanzo giallo,
ma cambierò, si cambierò

gettano arance da un balcone, così non va
tiro due calci ad un pallone, e poi chissà
non sono ancora diventato matto,
qualcosa farò, ma adesso no
Luna.

Luna non mostri solamente la tua parte migliore
stai benissimo da sola, sai cos'e' l'amore
e credi solo nelle stelle,
mangi troppe caramelle,
Luna.

Luna ti ho visto dappertutto anche in fondo al mare
ma io lo so che dopo un po' ti stanchi di girare
restiamo insieme questa notte,
mi hai detto no per troppe volte
Luna.

E guardo il mondo da un oblò, mi annoio un po'
se sono triste mi travesto come Pierrot
poi salgo sopra i tetti e grido al vento
guarda che anch'io ho fatto a pugni con Dio.

Ho mille libri sotto al letto, non leggo più
ho mille sogni in un cassetto, non lo apro più
parlo da solo e mi confondo e penso
che in fondo si, sto bene così,
Luna.

Luna tu parli solamente a chi e' innamorato
chissà quante canzoni ti hanno già dedicato
ma io non sono come gli altri
per te ho progetti più importanti, Luna.

Luna non essere arrabbiata, dai non fare la scema
il mondo e' piccolo se e' visto da un'altalena
sei troppo bella per sbagliare,
solo tu mi puoi capire, Luna.

E guardo il mondo da un oblò, mi annoio un po'
a mezzanotte puoi trovarmi vicino a un juke-box
poi sopra i muri scrivo in latino
evviva le donne, evviva il buon vino.

Son pieno di contraddizioni, che male c'e'
adoro le complicazioni, fanno per me
non metterò la testa a posto mai
e a maggio vedrai che mi sposerai,
Luna.

Luna non dirmi che a quest'ora tu già devi scappare
in fondo e' presto l'alba ancora si deve svegliare
bussiamo insieme ad ogni porta
se sembra sciocco cosa importa, Luna.

Luna che cosa vuoi che dica non so recitare
ti posso offrire solo un fiore poi portarti a ballare
vedrai saremo un po' felici,
e forse molto più che amici, Luna.

4 dicembre 2006

la grande guerra

Ormai la guerra avanza, unica possibilità per una pace che spesso sembra una chimera.Miei cari, da poco ho finito di consumare pane nero e carne secca. Il piatto del giorno da non so più quanti giorni. Accendo la mia sigaretta di fieno e il mio pensiero non può che andare a voi: unica salvezza, unico motivo per cui posso definirmi ancora un uomo.L’imbrunire ci coglie impreparati tutte le sere, il silenzio cala come la nebbia ed è assurdo che i nostri ideali ci spingano a rispettare solo il calar delle tenebre, non più le persone.Ci sono momenti in cui dimentico il sapore del pane, ci sono momenti in cui dimentico persino il motivo per cui ci troviamo abbarbicati su queste montagne. Alleanza, intesa: sono parole che ci rigiriamo in bocca non so più quante volte in una giornata. Alleanza, intesa sono parole che non hanno più significato.

I caporali c’incitano, dicono che il vento soffia in nostro favore, ma io sento queste montagne avverse. L’ Austria così vicina, così poco nitida la sua posizione.
Le notizie che ci arrivano sono frammentarie, e gli occhi dei messaggeri spesso si tradiscono.
Non posso dire di aver paura, ormai ci siamo abituati all’instabilità del futuro, la possibilità di tornare a casa. Ci sono giornate così lunghe in cui ogni fruscio in mezzo ai cespugli diventa una minaccia; il tempo che passa tra l’individuare una casacca nemica o una lepre di montagna ti lascia sospeso tra salvezza e minaccia. Impietrito saluti l’animale o impugni il fucile: sempre carico.
E voi come state?
Da qualche tempo non ricevo vostre notizie, dimentico i vostri volti e vostri profumi. Penso a Virginia, figlia mia che non ho mai tenuto tra le mani che adesso avrà imparato a parlare, ma che non sa quale viso abbia il suo papà.
Io vedo il mio viso sul volto dei miei compagni, la barba lunga e le guance scavate sotto, sembriamo cadaveri. Un poco lo siamo, perché lasceremo su queste montagne la parola speranza.. anche se vinceremo. Una guerra che non capiamo, una guerra che cambia direzione.
Nessuno ci spiega mai niente. Dicono di continuare tenaci, che presto saremo tutti a casa dalle nostre moglie, ma fatico a crederci.
Mi capita di ricacciare il pensiero indietro ogni volta che guardo il fucile e vorrei spararmi ad un piede, spezzarmi un braccio per tornare da voi. Qui servono solo due cose: un dito buono per pigiare il grilletto e un occhio buono per prendere la mira, nient’altro.
Mi mancano le mie colline, quel profumo di buono che viene dalla terra. Simone mi prende sempre in giro per questo, dice che sto sempre zitto come un caprone, ma appena mi nominano il Piave mi illumino come un bambino. Quel Piave che mi ricorda il mio Po, la mia Torino, le mie colline a cornice d quel poco d’onesto che posso ricordare.
E come dire e soprattutto a chi? che le lacrime le tengo negli occhi perché non è dato a un soldato di piangere. Che la miseria che si vive in guerra ti fa diventare il cuore un ammasso di ghiaia.
Quando senti quel fruscio e non sai bene se sarà lepre o nemico a sorprenderti spesso spero in silenzio di vedere un fucile puntato verso di me e veder tutto finito. Non mi importa della gloria e del rispetto che gli italiani daranno ad un soldato che ha servito con onore la Patria vorrei solo che quest’agonia finisse al più presto perché ci stiamo consumando. Stiamo diventando trasparenti, fantasmi che non devono e non possono fare rumore. Respirare il più piano possibile e lasciare andare la rabbia in un urlo nel secondo prima di schiacciare il grilletto e ammazzare un uomo davanti a te che ha soltanto la divisa di un altro colore.
Sbaglio, a dirvi tutte queste cose. A lasciar trasparire la mia disperazione, a confessare così il mio cuore. Non voglio che stiate in pena. Ed è l'affetto per voi che mi fa rimangiare questi pensieri.
Tornare a casa sarà la mia vittoria,nient’altro. Stringere al petto Virginia e riabbracciare la mia sposa.
E pensando a questo il pane nero e la carne secca hanno un sapore più buono.

Sempre vostro.
Piero.

27 ottobre 1917